giovedì 20 aprile 2017

Sam Polk: Abbiamo tutti bisogno di sentirci realizzati

Sam Polk
Sam Polk ha scritto una sua biografia  per l’editore Scribner, For the love of money. Il settimanale La lettura lo ha intervistato. Ecco alcune  risposte inerenti alla sua vita:

At 25 years of age I had a contract with Citibank. I earned almost two million US dollars a year. I thought all that money would make me happy, secure and important. Instead I felt empty. It took years for me to understand that happiness and considerations come from relationships with people we love...
This desire to make more and more money has left millions of people without a job and marginalizing many of them. Greed is the cause of poverty...
The responsibility for this inequality is blamed on the administrators who give very high salaries while paying very low ones to the workers. Some politicians give preference to the desires of the rich rather than to “normal” people.
Mother Teresa says: we forgot that we belong to one another and this is not just at Wall Street...
If we do not continue to make the world a better place with our work, if we do not give a hand to those who really need it, something will always be missing in our lives. So, just as we struggle to earn a good salary, we should also commit ourselves in giving our contribution to the world. Only then, we will feel fulfilled.



A 25 anni avevo un contratto con Citibank, guadagnavo quasi due milioni di dollari l’anno. Pensavo che tutti quei soldi mi avrebbero reso felice, sicuro di me, importante. Invece mi sentivo vuoto. Ho impiegato anni per capire che felicità  e considerazioni nascono dalle relazioni con le persone che amiamo…Il nostro voler fare sempre più soldi ha lasciato milioni di persone senza un lavoro, emarginandole. La nostra avidità è la causa della povertà…La responsabilità è degli amministratori delegati che si assegnano stipendi da favola mentre pagano ai lavoratori salari da fame . E dei politici che danno priorità ai desideri dei ricchi rispetto a quelli delle persone “normali”. Per usare le parole di Madre Teresa: abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri. E questo non solo a Wall Street…Se con il nostro lavoro non contribuiamo a rendere il mondo un posto migliore, se non diamo una mano a chi ne ha davvero bisogno mancherà sempre qualcosa alle nostre vite. Quindi così come ci diamo da fare per ottenere un buon stipendio, facciamo altrettanto perché il nostro lavoro dia un contributo al mondo. Solo così potremo sentirci realizzati.
Sam Polk



Da  Laura Zangarini. L’agnello di Wall Street. La Lettura  4 dicembre 2016

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