LAURA MANCINELLI: Il recupero dell'innocenza

Laura Mancinelli (1933-2016)
Laura Mancinelli, una delle più originali e argute scrittrici italiane, se n’è andata lo scorso anno,  senza clamori di stampa  e senza particolari memoriali, lasciandoci una mole di lavori di filologia e di romanzi.Nata ad Udine, dopo un primo periodo di insegnamento a Trento e in alcune Università italiane, approdò all’Università di Torino dove ha insegnato per molti anni  nella cattedra di Filologia germanica.
Conosciuta dal pubblico italiano per molti validi romanzi storici ambientati  nel mondo medioevale tedesco, come I dodici abati di Challant, Il miracolo di santa Odilia, per altri ispirati alla figura del musicista Mozart, Il fantasma di Mozart e Amadé, e di ambientazione contemporanea come Il “Signor Zero” e il manoscritto medievale, o La casa del tempo.
Definita dall’amico scrittore, Italo Alighiero Chiusano, “l’unico amabile folletto della nostra letteratura”, la Mancinelli, in ogni sua opera, s’avventura con arguzia nell’indagine psicologica di personaggi di ieri e di oggi, mescolando i toni della realtà e della fiaba, usando riflessioni introspettive e genuina fantasia, condite spesso da  una punta di amabile ironia. 
 Il tutto in una scrittura  piana e musicale che avvince il lettore in una complicità piacevole e appagante.Affiora spesso nei suoi libri il mondo dell’infanzia, dove la realtà appare colorata da sentimenti e sensazioni destinati a segnare la vita di un individuo per tutto il resto dell’esistenza. 
Infatti la poetica del recupero dell’innocenza  s’intravede sempre  dietro le sue trame avventurose e spesso intrecciate da interferenze negative o addirittura nefaste: “Chissà che la vigna devastata della mia esistenza non torni a germogliare. E se verrà la grandine, riparerò i danni. E se sarà travolta dalla piena del torrente, qualche frutto nel frattempo l’avrà dato.”
E’ l’esperienza del pittore Orlando, protagonista de La casa del tempo, il quale in piena crisi di ispirazione si trova a passare nel paese dove aveva vissuto da bambino. Tra le mura antiche, nel respiro di atmosfere lontane, egli percepisce il senso vero del suo essere artista: poter rinnovare  sempre il senso della vita stessa con le sue luci e le sue ombre, con le fulgide impennate ma anche con le mordaci cadute.
Nelle pagine della Mancinelli  s’avverte forte questo amore per la vita capace di sconfiggere anche  la caducità di essa: “Se la morte spezza un filo, bisogna annodarne un altro, ed è la vita stessa a suggerire come.”

Pasquale Lubrano Lavadera

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