lunedì 30 novembre 2015

Caro fratello che hai scelto di combattere con l'Isis

Un gruppo di jiadisti dell'Isis
   Caro fratello che hai abbracciato il fucile per seguire  la politica di guerra dell’Isis, tu sei mio fratello anche se oggi mi sei nemico e vuoi uccidermi. 
   Gesù mi dice che devo amarti. 
   Ma come posso amarti se tu mi stai davanti con fucile pronto a colpirmi o a farmi salare in aria con la tua cintura di esplosivo? 
   Non lo so fratello. 
   Come cristiano posso solo chiedere al mio Dio di farti capire che con la violenza della guerra tutto è perduto e con la pace tutto è salvato. 
   Non ho altra arma se non la preghiera. 
   Resta un mistero per me la tua decisione di uccidere noi cristiani, solo perché un tempo anche noi siamo piombati con violenza nelle vostre terre per convertirvi. 
   Un crimine, il nostro, allora, un crimine, il vostro, oggi.  
   Ma non abbiamo già pagato abbastanza per questi crimini?
   Perché ancora altro sangue, altra violenza. 
   Sei proprio sicuro fratello che la violenza e il sangue è quello che il tuo cuore desidera ardentemente?
   Io penso di no. Io penso che tu, come ogni uomo, sia che tu abbia una fede religiosa o no, desideri guardare un cielo pieno di stelle e sognare con altri uomini una vita di amore e giustizia, abbandonarti teneramente tra le braccia della tua donna, carezzare il tuo bambino e donargli una vita senza guerre, aiutare il tuo vecchio padre a morire nel suo letto circondato dagli affetti…
   Ne sono convinto: è questo il mio e il tuo vero destino, un destino di fraternità, e un giorno, non so quando, lo realizzeremo insieme.

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