venerdì 20 gennaio 2012

La fraternità antidoto al fondamentalismo e al terrorismo

Chiara Lubich a Tagaytay

Il problema del fondamentalismo religioso esploso in questi ultimi decenni ha creato grossi problemi e vere tragedie nella vita dell’umanità: attentatti, uccisioni di massa, violenze di ogni genere, guerre. Lo stesso attentato alle torri gemelle può considerarsi l’atto estremo di un violento terrorismo fondamentalista.
Molti associano, ingiustamente, a tali tragici atti anche le convinzioni religiose di gruppi o popoli, ma come afferma Sante Bagnoli, ogni vera convinzione religiosa è sempre rispettosa dell’altro e delle scelte personali e mai violenta; il fondamentalismo e i conseguenti atti terroristici rappresentano “l’uscita dal religioso”:
“Il fondamentalismo, sia quello degli evangelisti di Bush che di Al Qaeda, è la sovversione dell'uomo religioso. Non è una semplice deriva di una religione, come può essere il clericalismo, ma è una uscita dal religioso. Le sue ragioni sono nella politica, non nella dottrina. Lo scandalo dei paesi arricchitisi con il petrolio, ma che hanno creato una tremenda distanza tra ricchezza e miseria, è stato il brodo di coltura di reazioni radicali. Il fondamentalismo, dunque, non è uno sguardo sul passato, ma un fenomeno moderno. Per esistere ha bisogno dei parametri della modernità.” 1
Ma c’è un parametro della modernità ancora disatteso dalla Politica, quello della “Fraternità”, che Chiara Lubich negli ultimi anni della sua vita ha ripetutamente indicato ai grandi e ai piccoli della Terra.
Proprio in riferimento al tragico evento dell’11 settembre in America, inviando il suo messaggio alla prima giornata mondiale dell’interdipendenza a Filadelfia il 12/9/2003, lei afferma esplicitamente che le cause degli atti terroristici e delle molte guerre nel mondo sono da ricercarsi nel sempre più forte divario tra popoli ricchi e popoli poveri, tra zone estreme di povertà e zone di opulenta ricchezza:
“Ci chiediamo oggi… se sia possibile vivere in un mondo di popoli liberi, uguali, uniti, non solo rispettosi l’uno della identità dell’altro, ma anche solleciti alle rispettive necessità.
La risposta è una sola, ma è l’essenza del progetto politico dell’umanità. E’ l’unità dei popoli nel rispetto delle mille identità, il fine stesso della politica, che la violenza terroristica, la guerra, l’ingiusta ripartizione delle risorse nel mondo e le disuguaglianze sociali e culturali sembrano oggi mettere in discussione.
Da più punti della terra, oggi sale il grido di abbandono di milioni di rifugiati, di milioni di affamati, di milioni di sfruttati, di milioni di disoccupati che sono esclusi e come "recisi" dal corpo politico (...)
La politica non avrà raggiunto il suo scopo, non avrà mantenuto fede alla sua vocazione fino a quando non avrà ricostituito questa unità e guarito queste ferite aperte nel corpo politico dell'umanità.
Ma come raggiungere questa meta così impegnativa, che sembrerebbe al di sopra delle nostre forze?
Libertà ed uguaglianza, dinanzi alle sfide del presente e del futuro dell'umanità, non sono da sole sufficienti. La nostra esperienza ci insegna che c'è bisogno, crediamo, di un terzo elemento, lungamente dimenticato nel pensiero e nella prassi politica: la fraternità. Senza la fraternità, nessun uomo e nessun popolo sono veramente e fino in fondo liberi ed uguali (...) E' la fraternità che può dare oggi contenuti nuovi alla realtà dell'interdipendenza. E' la fraternità che può far fiorire progetti ed azioni nel complesso tessuto politico, economico, culturale e sociale del nostro mondo. E' la fraternità che fa uscire dall'isolamento e apre le porte dello sviluppo ai popoli che ne sono ancora esclusi. E' la fraternità che indica come risolvere pacificamente i dissidi e che relega la guerra ai libri di storia. E' per la fraternità vissuta che si può sognare e persino sperare in una qualche comunione dei beni tra Paesi ricchi e poveri, dato che lo scandaloso squilibrio, oggi esistente nel mondo, è una delle cause principali del terrorismo.
Il profondo bisogno di pace che l'umanità oggi esprime, dice che la fraternità non è solo un valore, non è solo un metodo, ma un paradigma globale di sviluppo politico. Ecco perché un mondo sempre più interdipendente ha bisogno di politici, di imprenditori, di intellettuali e di artisti che pongono la fraternità - strumento di unità - al centro del loro agire e del loro pensare.”2


1 - da Piero Melati, Jaca Book,santa editrice della rivoluzione, Il Venerdì di Repubblica, 25/11/2011
2 – Messaggio video-registrato per la Prima Giornata Mondiale dell’Interdipendenza. Filadelfia USA ,12 setembre 2003

Nessun commento: