LUCIANA SCALACCI: LAVORIAMO INSIEME SUI VALORI CONDIVISI

 

Luciana Scalacci  saluta Chiara Lubich

Luciana Scalacci, toscana, membro  della “Commissione internazionale del dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari, ha rappresentato per tanti una testimonianza viva  di impegno concreto e fattivo in questo dialogo, che lei ha condiviso con suo marito Nicola Cirocco. Di convinzioni non religiose, Luciana  ha sempre sentito il "vivere il  dialogo" come un aspetto fondamentale in una società  in cui è ancora molto presente la contrapposizione, e dove le diversità anziché una ricchezza diventano motivo di scontro e di conflitto. Ha lavorato per 42 anni  sia in ambito privato che in ambito pubblico. Sempre  contenta del proprio lavoro e della sua famiglia, una figlia con due nipoti, è stata molto impegnata in attività culturali e di promozione sociale. Ieri l'altro ci ha lasciati dopo una lunga malattia, Vogliamo ricordarla  con questa intervista pubblicata sulla rivista Città Nuova nel 2024.

Hai lavorato come impiegata per molti anni  in ambito privato e pubblico. Sei soddisfatta della tua attività lavorativa o avresti voluto fare altro?

Soddisfatta perché era quello che avrei voluto fare nella vita:

Nessun pentimento quindi in questo lungo periodo lavorativo?

Nessun pentimento, solo qualche rammarico.

Rammarico?

Sicuramente il non aver potuto proseguire gli studi all’Università….

Questo, però,  non ti ha impedito di approfondire tanti aspetti e problematiche della vita e di essere professionalmente aggiornata. Cosa hai cercato di salvaguardare all’interno della tua professione, oltre alla preparazione e all’ aggiornamento?

Offrire sempre all'utenza il vero servizio  e la massima funzionalità.

Quanta attenzione hai prestato ai giovani colleghi, e quanto impegno hai messo nel passare loro il testimone?

Ho quasi sempre gestito uffici da sola. Quando mi sono trovata a lavorare con altri giovani o adulti ho sempre offerto la piena disponibilità. Sentivo che questo rapporto di condivisione con tutti era essenziale, per cui ho cercato anche di essere di riferimento con colleghi di altre sedi di lavoro dello stesso mio settore e anche con superiori.


Luciana Scalacci con Maria Voce dal Papa

Oggi  che non sei più in servizio attivo ti senti ancora un punto di riferimento per  gli altri, in relazione alle tue competenze e alla lunga esperienza, o hai iniziato un nuovo capitolo chiudendo quello precedente?

Ho continuato ad essere punto di riferimento per tanti anni ancora, fin quando ho potuto. Ho inoltre cercato di donare, con grande rispetto delle visioni altrui, sia nell'ambiente di lavoro sia in tutte le relazioni sociali,  quegli orizzonti nuovi che si aprivano nella mia esperienza, sempre in un atteggiamento di dialogo.

Dialogare da posizioni diverse non sempre è facile…

Rapportarsi a contenuti concreti e realizzare qualcosa di pratico è più semplice, perché la "prassi"  non fa distinzione di colori, di religione, di idee. Le difficoltà avvengono quando dalla pratica si passa ai valori, alle ideologie, alle "sovrastrutture". Può accadere che il dialogo essendo, spesso, spostato sui valori, rischia di arenarsi e divenire un dialogo tra "sordi". 

Nella tua lunga esperienza hai mai sperimentato qualche incomprensione?

La mia esperienza di dialogo in questi anni ha attraversato varie fasi, qualche volta anche  quella dell'incomprensione - almeno da parte mia -, ma credo non sia stato un dialogo tra sordi, in quanto si è estrinsecato non solo nella realizzazione di qualcosa di pratico, ma anche nel confronto tra diverse filosofie dell'essere e dell'avere. Penso che la crisi che  sta attraversando  il nostro paese, e non solo il nostro, non sia tanto economica quanto di valori, e sono questi che vanno recuperati se si vuole veramente costruire un mondo più unito.


In un convegno  del dialogo a Castelgandolfo

Mi sembra che la parola dialogo sia alcune volte “abusata” a tal punto da essere diventata sterile e vaga. Hai avuto mai questa sensazione?

 

Si, quando essa è strumentale  e riferita ad un contesto settoriale. Penso che il vero dialogo non può essere settoriale; per essere reale e incisivo deve essere "a tutto campo" e soprattutto non può essere riservato solo ad alcuni momenti o occasioni. In ogni momento, in ogni luogo, anche nel mio intimo pensare, dovrei avere sempre non solo colui che ho davanti, ma anche colui che non c'è.

Osservando quello che sta accadendo oggi nel mondo, penso che siamo giunti ad una svolta epocale: o aboliamo la retorica sulla guerra o è distruzione mondiale. Cosa ne pensi?

Certo che siamo giunti ad una “drammatica” svolta epocale. Abbiamo intrapreso la strada del NON RITORNO: le guerre, i problemi climatici, ecologici, economici, culturali, religiosi, le crescenti disuguaglianze, sono aspetti che giocano a favore dell’autodistruzione. Possiamo ancora salvarci se riusciremo a trasformare la retorica in atti concreti, costruiti su basi solide: AMORE, DIALOGO appunto,…per realizzare un mondo in cui la  GIUSTIZIA SOCIALE sia il principale obbiettivo:  Il “ NOI “ prevalga sull’ ”IO”.

Forse sarebbe necessaria una riscrittura dei libri di storia,  per mettere più in evidenza la violenza presente in tutte le guerre e quel principio di dominazione che ha dato origine alle più grandi aberrazione storiche con conseguenze disastrose durate ormai millenni.

È opportuno riscrivere tutti i libri di storia a cominciare da Erodoto e Tucidide per proseguire con la Bibbia e il Corano, condannando il negativo presente in essi, per formare le coscienze al positivo, favorendo la “rigenerazione dell’essere umano”.

Nei cinema ancora prevale la rappresentazione della violenza  spesso a mano armata. E non sempre con senso critico ma per puro spettacolo di intrattenimento. Sappiamo però l'incidenza negativa di tale strumento nella formazione delle persone. Ti sembra giusto tutto questo?

Purtroppo è molto amato il cinema che rappresenta storie di violenza in senso generale. E ancora oggi, per esempio, seppur un po’ di storia è conosciuta, vedendo un film Western, siamo portati a concludere che i “cattivi” fossero gli Indiani e non i bianchi invasori.


“La formazione della persona  nella prospettiva di un mondo di pace”. La scuola, almeno ufficialmente sembra voler, troppo spesso, ignorare questa finalità e punta sulle conoscenze e sul merito. Un passo indietro rispetto al dettato costituzionale che vede la scuola come la strada maestra per rimuovere le difficolta che ostacolano il progredire sulla via de progresso e della civiltà nel dialogo e nel rispetto di ogni persona? Quale è il tuo pensiero a riguardo?

Educare alla pace, sperare nelle future generazioni sono obiettivi perseguibili alla condizione che ci siano agenzie formative capaci di farlo e che non siano espressioni retoriche. Va aiutato il ruolo della famiglia, va diffusa la cultura del dialogo, valorizzato quanto di positivo esiste in “ogni dove”, e da “ogni chi”. La scuola dovrebbe essere il fondamentale soggetto preposto alla formazione di persone con una cultura di pace; luogo atto a formare nell’individuo la coscienza personale per una responsabilità collettiva. Purtroppo la scuola oggi appare inadeguata all’impresa e non riesce ad avere un ruolo propulsivo, sia per responsabilità politiche, sia per responsabilità culturali e, anche e non solo, perché “le nuove tecnologie” hanno occupato uno spazio troppo invasivo e totalizzante. Inoltre bisogna anche fare chiarezza su cosa significa puntare “sulle conoscenze e sul merito” proprio perché il rischio è fare un passo indietro rispetto al dettato costituzionale che prevede pari opportunità per tutti.


Luciana Scclacci durante un convegno

La religione è stata nei secoli passati spesso asservita  a schemi politici di basso conio, deturpando il vero volto di essa e puntando spesso ad un proselitismo becero e oppressivo. Oggi si riscopre invece la strada del dialogo, fra chi ha convinzioni religiose e chi no, come una strada nuova, tutta da costruire, soprattutto lavorando insieme sui valori condivisi ..

La religione è il fondamento della cultura di un popolo e, nello sviluppo della società umana, ha svolto un ruolo fondamentale. Purtroppo nel tempo è diventata strumento di potere, di divisione tra i popoli, di oppressione. I conflitti sia personali che interpersonali hanno, spesso, origine da motivazioni religiose. Il problema è riuscire ad esaminare criticamente i vari fondamenti religiosi e farli diventare piattaforma di discussione laica per salvaguardare insegnamenti validi per la vita sociale del futuro.

 

So che hai incontrato anche Papa Francesco. Quale ruolo egli sta esercitando sia in campo sociale sia in campo religioso?

Papa Francesco in questi 10 anni di pontificato si è adoperato per il superamento degli steccati ideologici cercando di creare ponti tra le varie culture. Particolarmente con le Encicliche “Laudato si” e “Fratelli tutti” ha tracciato la strada per l’incontro e la collaborazione tra tutti sia per la custodia dell’ambiente che per la fratellanza universale. Nel 2014 ho avuto l’opportunità di incontrarlo. E fu proprio nel momento in cui gli dissi che non mi riconoscevo in nessuna fede religiosa, che lo sentii ancora più vicino in modo affettuoso. Congedandomi, al posto del famoso “preghi per me”, nel rispetto del mio essere, mi disse: “Mi pensi, mi pensi intensamente!”. Fu la mia comprensione del significato della “preghiera”. Anche l’occasione di questa intervista mi è gradita per assaporare la sensibilità, l’affetto, la dolcezza che sentiì in quella circostanza.

Hai condiviso la proposta di Chiara Lubich di contribuire  a promuovere in ogni ambito sociale “una cultura di pace per l’unità dei popolo”. E’ stato un percorso facile?

La strada per questo percorso non può che essere quella del Dialogo e della collaborazione tra uomini e donne di buona volontà, sia che si riconoscano o non si riconoscano in una fede religiosa. Il “Mondo Unito” si costruisce con gli altri e non contro gli altri.  Questo concetto era ben presente in Chiara Lubich…Con coraggio e lungimiranza ha aperto le porte del Movimento dei Focolari, da lei fondato, non solo a coloro che si riconoscono in altre fedi religiose, ma anche a coloro che non hanno un riferimento religioso. Io, che non mi riconosco in nessuna fede religiosa, sono stata fra le prime persone che hanno aderito alla sua proposta.


da sinistra: Piero Taiti, Luciana Scalacci e Moreno Orazi

Cosa lascia in te questa esperienza ?

Da oltre 30 anni faccio, in qualche modo, parte del Movimento dei Focolari e posso assicurare che nessuno ha mai cercato di convertirmi. Non avrei mai pensato, per le esperienze della mia vita, di bussare alla porta di un “movimento religioso”. In effetti non ho nemmeno dovuto bussare, ho trovato la porta completamente spalancata. Ed è proprio al di là di quella porta, che spaziava sul mondo intero, che ho trovato la “speranza” e che, forse, è ancora possibile “costruire un mondo migliore” e, come dice papa Francesco “non lasciamoci rubare la speranza”.

A partire dalla tua esperienza, sarebbe interessante conoscere come si sviluppava il dialogo tra Chiara Lubich di convinzioni religiose e Luciana Scalacci di convinzioni non religiose.

Rispondere a questa domanda mi ha sempre creato difficoltà; ma forse penso di poter dire, anche considerando il periodo storico in cui ho incontrato il Movimento (Crollo del muro di Berlino) che per me questo incontro  è stato ed è un “solido punto di riferimento”. Ho sperimentato che non si dialoga con l’altro per portarlo sulle proprie posizioni, per fare proseliti al proprio credo, ma si dialoga per comprendere le altrui ragioni e mettere a disposizione le proprie, affinché un incontro possa “partorire” una armonia di idee per il bene comune. Inoltre è fondamentale prendere coscienza che la “propria verità” non deve mai essere usata come “arma offensiva”, e  riconoscere che per “l’altro” la sua verità, è tanto importante e vera, quanto la mia è importante e vera per me. Solo in questo modo il dialogo   è costruttivo e  si possono creare “ponti di unità” capaci di far emergere da ogni parte in causa i più giusti obbiettivi per tutti.

Una “contraddizione umana” che ti fa soffrire ancora oggi

Mi rimane difficile capire perché l’egoismo umano ci fa preferire la strada della sopraffazione, dell’odio, della guerra, del conflitto ad ogni livello, anziché mettere in pratica gli strumenti utili a costruire un mondo in cui la “giustizia sociale”  sia obbiettivo  di “governo” in ogni angolo della terra.

 

a cura di Pasquale Lubrano Lavadera

 

 

Scheda di Luciana Scalacci 

Nata 76 anni fa ad Abbadia San Salvatore ai piedi del Monte Amiata in provincia di Siena, dove ha vissuto gran parte della vita; negli ultimi anni  è stata domiciliata a Sesto Fiorentino (FI).

Ha militato da giovane, sino al suo scioglimento, nel PCI, ricoprendo anche il ruolo di Assessore comunale.

Diplomata in ragioneria, attualmente in pensione, ha lavorato come impiegata sia in ambito privato che pubblico.

Si è sempre impegnata in attività di volontariato promuovendo iniziative particolarmente in campo sociale e culturale.

Di convinzioni non religiose, ha partecipato al Movimento dei Focolari da quando Chiara Lubich ha aperto il Movimento anche a coloro che non si riconoscono in nessuna fede religiosa, impegnandosi a costruire rapporti di DIALOGO tra persone di convinzioni diverse.

Presente  nella commissione internazionale di tale dialogo ha dato il suo fattivo contributo all’organizzazione di convegni  di respiro mondiale su temi attuali, tra i quali   In dialogo per la pace, Coscienza e povertà,  Donne e uomini verso una società solidale.

 

 

 

 

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