martedì 9 febbraio 2016

Luigino Bruni: L'ambigua soluzione della meritocrazia


Leggere la nostra vita e quella degli altri come una contabilità meriti/premi, demeriti/punizioni, è una soluzione vana e ingannatrice alla domanda di giustizia sotto il sole, perché il meccanismo del merito non può rispondere alle domande più profonde sulla giustizia, neanche su quella economica. 
Possiamo dire che il merito è una parola ambigua, raramente amica della gente e dei poveri – e ancora di più lo è la meritocrazia. 
La logica dell’ operaio dell’ultima ora, una delle più belle pagine mai scritte, è una critica all’idea di merito… che per essere compresa va letta dentro la polemica dei primi cristiani verso la religione retributiva del loro tempo…Potevamo immaginare un altro capitalismo meno ancorato alla religione retributiva, e quasi certamente avremmo avuto un pianeta meno malato e relazioni sociali più sane; ma oggi dobbiamo almeno evitare che la sua logica diventi la cultura dell’intera vita sociale.
E invece incentivi e meritocrazia stanno occupando progressivamente molti ambiti non-economici…L’insidia che si nasconde dentro l’ideologia meritocratica è dunque sottile, e in genere invisibile. 
Le imprese riescono a presentarsi come luoghi capaci di remunerare il merito perché riducono la pluralità dei meriti soltanto a quelli funzionali ai propri obiettivi: un artista che lavora in una catena di montaggio non è meritevole per la sua mano che sa dipingere ma per quella che sa avvitare bulloni. Il merito dell’economia è allora facile da premiare perché è un merito/demerito semplice, troppo semplice da vedere e quindi da misurare e premiare.
Gli altri meriti in ambiti non economici sono invece molto più difficili da vedere, e ancor più da misurare. Ecco allora che si svela il grande rischio: data la sua facile misurabilità, il merito nelle imprese diventa l’unico merito ‘visto’, misurato e premiato nella società tutta. Con due effetti: si incentivano troppo i meriti quantitativi e misurabili, e si fanno atrofizzare quelli qualitativi e non produttivi. E aumenta la distruzione delle virtù non economiche ma essenziali per vivere bene (mitezza, compassione, misericordia, umiltà …)
La grande operazione dell’umanesimo cristiano è stata la liberazione dalla cultura retributiva che dominava il mondo antico, e dalla colpevolizzazione degli sconfitti. Non dobbiamo rassegnarci alla sua svendita per il piatto di lenticchie del merito. Noi valiamo molto di più.
Luigino Bruni

Da Luigino Bruni Le elementari scorie del merito, Avvenire 31 gennaio 2016


1 commento:

Andrea Zucchini ha detto...

"La grande operazione dell’umanesimo cristiano è stata la liberazione dalla cultura retributiva che dominava il mondo antico, e dalla colpevolizzazione degli sconfitti." lei dice giustamente . Ma anche credo si possa dire con altrettanta verità che l'umanesimo cristiano ci ha liberato dalla cultura delle appartenenze rigide di censo, di razza e di clientela, valorizzando invece i talenti, l'impegno, la fatica e il sacrificio; ed aprendo la porte della vita e della società a tutti i meritevoli senza distinzione alcuna di razza o di censo. Io credo che il Vangelo sia troppo grande per pensare di derivarne analisi a senso unico, ancorché affascinanti. quando si cala da esso alle cose umane sempre si trova questa bellezza misteriosa di apparenti opposti che però sono uno in profondità. Non crede ?
Ecco allora che esiste anche un MERITO bello, che deve assolutamente essere premiato per giustizia e perché ha un valore sociale prezioso; come del resto sa ogni genitore. Puntare al "di più" del piatto di lenticchie si può e si deve, ma solo dopo aver dato a ciascuno il suo, e sistemato il piatto di lenticchie in mano a chi se l'è meritato. Anche avvitando bulloni. E non premiando i parolai e i fannulloni come accade nel nostro Paese. Questa accezione di meritocrazia credo sia anche molto vicino alla gente umile e seria; certo più vicina di quando ci lasciamo andare a concetti e richiami alti che possano suonare un poco troppo "alati". La ringrazio per l'ascolto e continuerò a leggerla con immutato interesse.