domenica 7 febbraio 2016

Devis Bonanni: Necessaria un'equa distribuzione dei beni

Devis Bonanni mentre lavora nei suoi campi

Hai scelto di vivere in completa controtendenza, hai lasciato il lavoro in ufficio, eliminato l’auto e vai in bici, coltivi la terra e vivi del tuo lavoro. Ogni anno nella primavera e in estate giovani dall’Italia e dall’Europa vengono a vivere con te l’esperienza della terra per capirne il valore e trasmetterla a loro volta. Dimmi dove nasce la forza in te di affrontare una vita così avventurosa.

All'inizio è stato per puro idealismo. Fare una rivoluzione personale, cambiare tutto ciò su cui avevo l'ultima parola ovvero il mio stile di vita. Poi, poco alla volta, il pensare è stato sostituito dal sentire. Lavorare la terra mi ha restituito ad una dimensione di contatto e serenità con le mie montagne. Oggi quindi non c'è un perché, o un ideale, quanto piuttosto un'energia che deriva prima di tutto dai sentimenti e dalle sensazioni.

Tu affermi nell'ultimo libro "Il buon selvaggio" (Marsilio Editore) che i lcibo primario deve venire dalla terra e che l’uso della carne va moderato. Un amico divoratore di carne mi contesta dicendo: muoiono tutti anche i vegetariani, perché tante storie: carne sì carne no. Come gli risponderesti?

Abbiamo il dovere di interrogarci su cosa mangiamo. Solo da mezzo secolo l'umanità vive questa condizione. Per millenni il problema non è stato cosa acquistare al supermercato ma come coltivare un raccolto sufficiente per non patire la fame. Dal punto di vista salutistico emergono oramai certezze sul fatto che la carne debba essere cibo della domenica e non da tutti i giorni. Se della nostra salute non ci importa dobbiamo però considerare i metodi di allevamento e l'impatto ambientale del consumo di prodotti di origine animale. La Pianura Padana, da Udine a Torino, è un enorme campo di mais e soia destinati all'alimentazione zootecnica. I terreni sono sotto stress e costretti a produrre grazie all'intervento della chimica. Se consumassimo meno carne avremmo necessità di “utilizzare” meno terra o potremmo utilizzarla meglio, in modo più sostenibile.

Tempo fa qualcuno che non condivideva le tue scelte bruciò la tua baita di legno dove vivevi. Come hai reagito a questa violenza?

Ho sofferto per un anno, ogni volta che lavoravo per ripulire e smaltire le macerie. La sofferenza è aumentata dal fatto di non conoscere il movente di un gesto così violento e distruttivo. La casetta era preziosa per me ma era anche nella storia del paese visto che esisteva dal 1976. Per un certo periodo fu anche il ritrovo dei giovani della mia generazione. Perciò rimanere sospesi sul perché è come avere un peso irrisolto nella mia storia personale che mina in parte la fiducia che ho sempre avuto in qualsiasi persona.

A parte questo brutale incidente, provi mai lo sconforto, e per che cosa in particolare?
Si, quando sbaglio o non mi comporto correttamente. Succede a tutti in fondo ed è parte dell'essere umano. Non è detto che un ecologista debba per forza essere anche una persona perfetta sotto ogni punto di vista. Se il mio comportamento poi genera un'incomprensione che rimane irrisolta allora lo sconforto dura a lungo.

Come leggi questi avvenimenti drammatici di violenza a cui ripetutamente assistiamo oggi?

Ho riflettuto a lungo sulla crisi attuale. Penso che queste violenze siano la conseguenza dello sfruttamento e delle ingerenze che il primo mondo ha perpetrato per più di un secolo nei paesi poveri o in via di sviluppo. Per sfruttare il Medio Oriente o l'Africa e impedire che a volte finissero sotto l'influenza sovietica si è continuato con la logica del dividi et impera. Nessuno ricorda che Saddam Hussein prima di essere il grande cattivo fu aizzato e foraggiato nella guerra contro l'Iran? O che si armarono i talebani contro i russi per poi invadere il paese dopo l'undici settembre? Una politica contraddittoria e al servizio degli affari economici non potrà che generare altre atrocità di azione e reazione. Senza un'equa distribuzione delle risorse e del benessere i conflitti troveranno sempre un motivo di esistere.







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