martedì 18 febbraio 2014

Esiste ancora la "maestra"?


Da un po’ di tempo, un tentativo strisciante, sta prendendo piede in alcune scuole elementari: eliminare la figura della “maestra”, ossia di quella persona che prima ancora di essere esperta di lessico, grammatica e matematica, sia innanzitutto un’educatrice, ossia una persona che si prenda cura del bambino in tutti gli aspetti della sua personalità, che cerchi un rapporto col suo mondo interiore e che segua con premura le sue fasi di sviluppo e lo aiuti a venir fuori con  tutte le sue capacità. Sentiamo infatti, con grande preoccupazioni, affermazioni che dicono, prevalentemente, una grande attenzione ai contenuti fin dalla prima elementare, del tipo: “Questa bimba è poco scolarizzata e non apprende sufficientemente”, “Si distrae durante la lezione”, “Ha scarsa concentrazione”, “Non sa relazionarsi con i compagni” e di conseguenza note sul diario da far firmare ai genitori, segnacci rossi sui quaderni, abbondanza di compiti per punizione e tant’altro ancora. Evidentemente l’origine  di questi mali è nel fatto che lo Stato non prevede per ogni insegnate una specifica preparazione psicologica e pedagogica, preparazione indispensabile per una delle professioni più alte ed impegnative, a tutti i livelli, in ogni ordine e grado di scuola.
Riportiamo a riguardo  la significativa  testimonianza che ci è stata inviata dall’amico Ettore Coppola:

“Nel paese dove insegnava, era considerata la maestra più severa della scuola. Come la maggior parte delle maestre, dichiarava sempre di non avere preferenze, ma non era così. In prima fila c‘era una alunna malvestita, poco pulita e piuttosto distratta. La maestra la riprendeva spesso, correggeva con la penna rossa tutti i suoi compiti e li marcava sovente con uno “zero”. 
Un giorno, per caso, le capitò tra le mani il “curriculum” di quell’alunna e con grande stupore, trovò scritto dalla maestra del primo anno: “È una ottima alunna, studia con impegno e dedizione: è un piacere averla vicino!” La maestra del secondo anno aveva scritto: “E’ una eccellente studentessa e si comporta molto bene coi suoi compagni, ma ultimamente appare preoccupata, perché sua madre ha una grave malattia!” Quella del terzo anno scriveva: “La madre dell’alunna è morta, è stato molto duro per lei. Lei cerca di fare molti sforzi, ma la situazione è pesante e difficile. Bisogna trovare il modo di aiutarla! Rimane spesso indietro rispetto ai suoi compagni, e non mostra interesse per lo studio. In classe, spesso si addormenta! Dopo aver letto questo curriculum la maestra ne rimase scioccata per non aver compreso il problema della bambina. Ci rimase molto male per la superficialità e per non aver indagato prima sulle cause. Quando arrivò la fine dell’anno scolastico si sentì ancora più umiliata quando aprì i regali degli alunni. Quello della bambina orfana era avvolto in un vecchio sacchetto e la maestra provò un enorme imbarazzo quando dovette aprirlo di fronte a tutti. Trovò una vecchia bottiglietta di profumo, se ne mise due gocce, e a quel punto gli alunni scoppiarono in una risata generale. Alla fine della giornata, prima di uscire, commossa, la bambina si rivolse alla maestra: “Signorina, oggi profuma come profumava la mia mamma!”
Da quel giorno, la maestra decise di mettere in secondo piano la matematica, la storia e la geografia, e si dedicò a educare i suoi alunni, ponendo particolare attenzione a quelli che presentavano maggiori difficoltà. L’anno dopo, in quinta, la bambina, orfana, fece passi da gigante e divenne una delle alunne migliori. Tre anni dopo, la maestra ricevette una lettera della ex-alunna, in cui le diceva che era stata una grande maestra…”


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