mercoledì 16 maggio 2012

"Lettori in fuga" di Nicola Lagioia


Nel 2011 in Italia è andata in crisi l’editoria libraria: secondo l’Istat si sarebbero volatizzati settecentomila lettori.

Che il sistema della diffusione del libro avesse imboccato un binario morto era chiaro da tempo…Non sarà che gli editori (tutti o quasi, beninteso) puntando sull’aumento di produzione e trascurando una vera politica culturale, hanno preferito l’uovo alla gallina? Aver inondato le librerie con migliaia di volumi, spesso pessimi per la regola dei numeri, aver preferito i salotti televisivi al lavoro sul territorio, l’exploit dei mega seller al progetto di lungo corso, non può aver messo in fuga i lettori rimpiazzandoli con semplici clienti? I quali si sono poi volatizzati ai primi venti di crisi.

Se dal privato si passa al pubblico la musica non cambia. Il governativo “Centro per il libro” aveva grandi ambizioni: aumentare in un decennio i lettori abituali di due punti percentuali…A due anni di distanza il fallimento è lampante.

Eppure negli ultimi anni, dal basso, si sono moltiplicate le iniziative a sostegno della lettura. Festival, riviste, associazioni, per non parlare della Rete. Perché non tenerne conto?

La senzazione è che, come i politici preferiscono a volte le plebi ai cittadini, le classi dirigenti del mondo editoriale ritengono che sfornare consumatori sia più redditizio che formare lettori. Ma il banco alla lunga non paga. Per dirla con Isaiah Berlin: “La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”.

Nicola Lagioia

NicolaLagioia, Lettori in fuga, editori nel panico, Il Venerdì di Repubblica 11 maggio 2012

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