giovedì 11 agosto 2011

Gandhi, un idealista pratico



La religione di Gandhi fu una religione razionale ed etica. Egli non avrebbe accettato alcuna fede che non facesse appello alla ragione, né alcun precetto che non riscuotesse l’approvazione della coscienza.

Un aspetto fondamentale, della concezione etico-politica di Gandhi, è rappresentato da un profondo rispetto per la dignità e l’autonomia dell’individuo e, in particolare, un’altrettanta profonda fede nella sua umanità, intesa come capacità di rispondere in modo positivo all’appello della ragione e del cuore.

Per Gandhi la suprema considerazione non è solo l’uomo, l’individuo che egli erige a misura della verità, bensì l’umanità intera, senza distinzioni di razza o classe, nazione o religione: “Tutte le mie azioni hanno principio dal mio inalienabile amore per l’umanità: lavoreremo per l’unità del genere umano”.

Da queste parole scaturisce naturalmente l’adozione della non violenza come scelta per risolvere problemi e conflitti sia a livello individuale che sociale.

Gandhi affermava di non essere un visionario, bensì un idealista pratico.. La non violenza non è riservata solo ai santi e ai saggi, ma anche alla gente comune: “La non violenza è la legge della nostra specie, come la violenza è la legge del bruto. Lo spirito soggiace addormentato nel bruto ed egli non conosce altra legge salvo quella della forza fisica. La dignità dell’uomo esige ubbidienza a una legge superiore – alla forza dello spirito”.

Arduino Damieto


dagli Atti del Convegno "In dialogo per la pace" promosso dal "Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose " del Movimento. dei Focolari 28-30 maggio 2004

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