mercoledì 16 marzo 2011

Evitare il fondamentalismo e il sincretismo


Angiola Codacci Pisanelli de L’espresso ha intervistato Gianfranco Ravasi sul Cortile dei gentili, Ne riportiamo una parte:

Com'è nata l'idea del "Cortile dei gentili"?
"Il punto di partenza è un discorso che Benedetto XVI ha fatto a Natale del 2009, quando ha auspicato che si creasse uno spazio di dialogo tra credenti e non credenti, dove gli uomini possano interrogarsi su Dio anche senza conoscerlo.

Quindi era uno spazio di dialogo ma anche di separazione netta.
"Sì. Noi invece vogliamo che, pur rimanendo ognuno nel suo territorio, ci si confronti e ci si ascolti. Perché, come ha detto il cardinal Martini, capita anche al credente di scivolare sotto il cielo dell'incredulità".

E si comincia all'Università di Bologna.
"Tengo a sottolineare che non è un'iniziativa ecclesiastica: la organizza l'Università. Io farò il saluto, insieme al rettore, ma a dialogare saranno laici, non "professionisti del sacro"…Il "Cortile dei gentili" non è un luogo per un confronto istituzionale: non si deve fare una trattativa per arrivare a un documento comune, è un momento di dialogo".

Ma il dialogo è possibile solo con filosofi?
"Stiamo cercando di farlo anche in altri campi. A dicembre ho invitato un grande astrofisico, John Barrow, di Cambridge, che ha tenuto una bellissima lezione sul "multi-verso". Perché ormai non si parla più di "uni-verso": e per studiare questa realtà si usa un linguaggio che è fatto sempre più di simboli, non più meramente sperimentale. E’ una complessità che mi ricorda quella bellissima immagine di Wittgenstein: "Volevo studiare i contorni di quell'isola che è l'uomo, alla fine ho scoperto invece i confini dell'oceano". Ecco: se guardo di qua vedo un'isola, che è finita, comprensibile, sperimentabile. Ma intanto sulla mia pelle battono le onde dell'oceano, che è qualcosa che ci trascende. Questo qualcosa il credente lo chiama Dio, il non credente avrà altre parole, ma l'importante è che ci si ponga la domanda. Tornare ai grandi temi aiuta anche ad andare contro la temperie socioculturale che ci circonda, e che tende alla banalità, alla superficialità. Pensiamo a come è concepita la relazione uomo-donna, nelle vicende di questi giorni: un contatto sessuale in cui non c'è più elaborazione, né eros, né tenerezza. Sono temi religiosi e non religiosi al tempo stesso, e quindi sono passibili di due letture diverse, di due approfondimenti".

Si parte dal rispetto reciproco, e nessuno vuole arrivare alla conversione dell'altro? Certo, anche se sia i credenti sia i non credenti si presentano al confronto con la loro testimonianza di vita. Una cosa importante proprio qui in Italia è mostrare al non credente medio che la teologia non è fantasia pura, ma è un sistema coerente, frutto di 20 secoli di pensiero di giganti come Agostino, Tommaso d'Aquino, Pascal, Cartesio, Kierkegaard... Come ha detto un grande scienziato ateo, Stephen Jay Gould, scienza e religione hanno magisteri non sovrapponibili ma non conflittuali. La conoscenza non è soltanto quella scientifica: c'è la conoscenza poetica, la conoscenza dell'amore. Sono sistemi diversi, ma questo non vuol dire che uno sia vero e l'altro no: sono veri tutti e due. Filosofia, teologia, scienza hanno linguaggi paralleli che danno conoscenza del reale. Io poi sono convinto che non sono solo paralleli, piuttosto si incrociano, ma questa è una cosa in più".

Tra atei e credenti oggi si tende a sottolineare le somiglianze più delle differenze. E’ giusto?
"I due livelli devono mantenere la distanza senza arrivare al conflitto. Dobbiamo evitare il fondamentalismo, ma anche il sincretismo: che sarebbe cercare di arrivare a un accordo di minima. La ricchezza è nella diversità. Non dobbiamo fare un duello ma un duetto: e in un duetto tra un soprano e un basso, il basso non deve cantare in falsetto. Il nostro dialogo deve avere come fine proprio la conservazione delle diversità".

Dopo Bologna come continuerà il "Cortile" "L'evento più impegnativo è a Parigi il 24 e 25 marzo. Tra gli organizzatori ci sono l'Unesco, la Sorbona, l'accademia di Francia. Parteciperanno il ministro dell'Istruzione quello della Cultura, e i più importanti intellettuali francesi".

Angiola Codacci Pisanelli

Da A lezione dagli atei di Angiola Codacci Pisanelli L’espresso 16 febbraio 2011

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi ha piaciuto questo intervento di Mons Ravasi sul Cortile dei gentili, credo che il dialogo è l’unico modo per risolvere controversie. Oggi infatti non si tratta di dialogare soltanto con i credenti di altre religioni, ma di dialogare con quelli che professano una credenza nell’uomo, nei valori. Spero che la Chiesa trovi le strutture adatte perché questo dialogo avvenga. Senz’altro il Cortile dei gentili è un primo passo avanti, credo che è molto significativo che il Pontificio Consiglio della cultura abbia deciso di creare questo spazio di dialogo.

Anonimo ha detto...

L'articolo pubblicato mi ha fatto ricredere sulla ferma convinzione che avevo che un cattolico, e specialmente una persona di Chiesa, nell'avvicinare un non credente, avesse come scopo principale quello ci convertire alla sua religione.
Mi sarebbe piaciuto tanto partecipare qa questo avvenimento!

mabel ha detto...

me atrapa la idea de poder intercambiar visiones y trabajar en los criterios en común que orientan las acciones de los que tenemos como pilares de orientación los valores humanos y aquellos que tienen una doctrima religiosa milenaria detrás. Tal vez lleguemos a los mismos principios y sin segregación del otro!!! saludos mabel