martedì 23 giugno 2015

La funzione del dialogo nella crisi di oggi


Dio Amore, coscienza, libertà, bene comune, sono le parole-chiave che sono al centro della nostra esperienza di dialogo fin dal suo nascere.
Tuttavia in questi anni la nostra comprensione sul retaggio storico che le accompagna e sulla possibilità ed opportunità di una loro purificazione in funzione della prospettiva dell’unità della famiglia umana, si è fortemente accresciuta.
Nel presente il dialogo non ha più, socraticamente, lo scopo di approdare alla verità attraverso il confronto delle opinioni; esso è chiamato ad adempiere una funzione di armonizzazione delle spinte contrastanti che agitano l’animo dell’uomo.
La consapevolezza dei limiti interni della lingua, dell’impossibilità della parola di dire pienamente l’Essere dell’Uomo, assegna al dialogo una funzione positiva, tanto più utile nel presente in quanto tale funzione rischia di venir meno o di dissolversi a causa del rumore assordante prodotto dalla cacofonia mass-mediatica dei nostri tempi.
Attraverso il dialogo possiamo conseguire una maggiore consapevolezza e comprensione dei significati delle parole e dei condizionamenti negativi che l’eredità storica racchiusa nella lingua frappone alla comunicazione-comunione.
Moreno Orazi


Nella foto: da sinistra Piero Taiti, Catherine Belzung, Moreno Orazi al Convegno "Dialogo su Coscienza e povertà” che si è tenuto a Castelgandolfo presso il Centro Mariapoli nel maggio 2007


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