venerdì 3 giugno 2011

"L a svolta etica della politica " di Bruno Forte


«Ora l’attenzione di tutti è rivolta all’analisi delle conseguenze politiche, ma questo come pastore non mi riguarda. A me sta a cuore la svolta sul piano etico».

E da questo punto di vista, eccellenza, che ne dice?

«Che è un segnale importante perché la gente non ne può più. È chiaro che in questa vicenda ci siano segnali di insoddisfazione profonda rispetto alla scena etica e sociale del Paese. Anche se il difficile comincia adesso».

Perché la gente non ne può più?

«Perché è stanca della scena politica che si presenta ogni giorno. Molte cose non vanno, la situazione economica, la fatica ad arrivare a fine mese, la crisi generale, ma anche le ferite allo stato sociale, la famiglia, il lavoro, la scuola, l’educazione, la sanità, le difficoltà delle piccole imprese,insomma i problemi reali. C’è voglia di cambiamento».

In che modo?

«La priorità assoluta è che si faccia l’interesse dei più deboli. Non è possibile anteporre il bene privato a quello pubblico, occorre trasparenza di comportamenti e rispetto degli impegni, soprattuttouna politica nella quale i toni aggressivi di questa campagna elettorale siano abbandonati per sempre: io sento una forte esigenza di serietà, anche nei rapporti tra istituzioni».

Mesi fa lei parlò di «disgusto» , il presidente della Cei ha denunciato una politica

«inguardabile» e ridotta a «vaniloquio».

«Le parole del cardinale Bagnasco sono state un segnale importante perché profondamente vero. Noi tutti vescovi ci siamo sentiti rappresentati da questa denuncia».

A Milano si è evocata Zingaropoli...

«La linea del cardinale Tettamanzi risplende come una luce per tutti: ha ricordato ciò che dice la dottrina sociale della Chiesa sulla dignità di ogni essere umano, demonizzare le sue posizioni significa non conoscerla».

Nell’assemblea Cei c’era disagio per l’uso della «leva della paura».

«Tra l’altro mi è sembrata una scelta assolutamente improduttiva. Può funzionare quando le cose vanno bene e si ha paura di perdere ciò che si ha. Ma quando invece vanno male, e si ha bisogno di proposte credibili, l’evocazione della paura infastidisce, esaspera e produce il contrario di quello che si voleva ottenere».

E adesso?

«C’è bisogno di un sussulto etico generale. Nei momenti difficili ci vogliono modelli di responsabilità e solidarietà, figure come De Gasperi o Adenauer, gente che univa l’assoluta dedizione al bene comune alla totale affidabilità sul piano personale: e questo, sia chiaro, va chiesto a tutti».

Perché diceva che il difficile comincia ora?

«Di là dall’onda del momento, abbiamo bisogno di convinzioni profonde, di scelte da portare avanti pagando di persona. E questo è molto più difficile, in questo senso le elezioni hanno detto più un no"che un "sì". Occorre qualcosa di diverso, c’è un’esigenza di etica sociale e personale forte. Perciò la grande sfida comincia ora.... Noi pastori abbiamo il dovere di educare alla politica come forma di carità: oggi, lo so, è un’espressione che fa sorridere. Questo è il problema»

Gian Guido Vecchi


da Gian Guido Vecchi: "E' un segnale importante sul piano etico e sociale. Lagente non ne può più" Corriere della sera del 1 giugno 2011

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