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CHIARA LUBICH: LA FRATERNITA' UNIVERSALE NON E' UN'IDEA DI OGGI

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  Chiara Lubich  con Walter Veltroni e Andrea Riccardi La fraternità univrsale  non è un 'idea di oggi. Essa  è stata presente nelle menti di spiriti forti "La regola d'oro diceva il mahatma Gandhi - è di essere amici del mondo e considerare "una" la famiglia umana". e a proposito di sé affermava: " La mia missione  non è semplicemente la fratellanza dell'umanità indiana...Ma attraverso l'attuazione della libertà dell'India, spero di attuare  e sviluppare la missione della fratellanza degli uomini." E Martin Luther King: "Ho il sogno che un giorno gli uomini...si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli...e che la fraternità diventerà l'ordine del giorno di un uomo di affari e la parola d'ordine dell'uomo di governo." Su questa linea il Dalai Lama: " Siamo tutti uno. Questo è il messaggio che la razza umana ha grandemente ignorato. Il dimenticare questa verità è l'unica causa...

Antonio Cardarelli: La medicina prima di essere scienza è ascolto

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  Antonio Cardarelli (1931- Non aveva mani da chirurgo, ma orecchie da musicista. Non impugnava il bisturi, ma sapeva cogliere ogni sussurro del corpo. Antonio Cardarelli 1831 Civitanova del Sannio. Studiò medicina a Napoli con la determinazione di chi sogna di curare chi non può nemmeno permettersi una visita. Ogni esame, ogni libro, era una promessa fatta ai poveri. Poi arrivarono gli ospedali, quelli veri, quelli dove la miseria è più tagliente della malattia. Tubercolosi, colera, febbre tifoide, cuori stanchi. Lì non bastava ciò che era scritto, servivano occhi, pazienza, intuizione. Servivano orecchie allenate a sentire il dolore nascosto, quello che non fa rumore. Divenne un gigante della semeiotica, l’arte sottile e potente di diagnosticare con l’ascolto e lo sguardo. Senza strumenti, solo con la vicinanza. Appoggiava l’orecchio sul petto di un paziente, e sentiva la verità. Il cuore parlava, e lui capiva. Il respiro gli raccontava storie di vita e di malattia. Il colore del...

Natalia Ginzburg: Il Crocifisso

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Natalia Ginzburg (1916-1991) Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così? Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserv...

Roberto Benigni, il pifferaio magico

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Roberto Begnigni (foto Ansa.it) Un momento di grande fascino quello che Roberto Benigni ci regalò ha regalato parlandoci,   per due ore di seguito, della Costituzione italiana e non solo. Con amorevole ironia egli ha voluto far precedere il suo intervento da alcune battute sulla politica italiana soffermandosi sul personaggio Berlusconi.  Qualcuno, in verità, non ha gradito questa “prefazione”, dimenticando però che Benigni, da giullare toscano quale egli è, non ha mai   smesso di “scherzare” con intelligenza mordace sulle contraddizioni dell’umanità più varia, a cominciare dai “potenti”. Dal nostro punto di vista, quello scherzare con ironia pungente, su fatti concreti   e discutibili, era una sorta di piano inclinato per predisporci con leggerezza a quanto subito dopo, con forza coinvolgente, e a tratti ancor più icastico ed incisivo ( vedi la metafora del medio evo), è andato dicendo sui principi fondamentali   della Costituzione italiana. Il suo ...

DONIKA OMARA: Aprire la nostra mente e il nostro cuore

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da destra Donika e Luan Omari con Cristina Tomellari Per avere un’opinione imparziale sulle cose, è  importante essere onesti verso se stessi. Rispettare il pensiero libero anche  quando contrasta con il tuo interesse. Poi, serve non soltanto una mente  aperta, ma anche un cuore aperto. Forse l’esempio di una madre che  assomigliava alla figura,   al femminile,   di "Padre Sergio" di Tolstoi, mi ha  insegnato a ricordare che si deve "entrare nella pelle dell’altro" per sentire ciò  che sente lui. Avremmo evitato chissà quante discordie, quante disgrazie  sociali, familiari ecc. se avessimo avuto come guida questo atteggiamento morale. Donika Omari da Elsa Demo, intervista a Donika Omari, Una classe politica senza veri ideali.

CHIARA LUBICH . "Una società senza poveri"

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Chiara Lubich parla ai giovani Riportiamo un brano di un incisivo discorso che Chiara Lubich fece nel 1991 ai gen (i giovani del Movimento dei Focolari) parlando della difficile situazione  dell'economia nel mondo: creare aziende, coperative  di lavoro per realizzare il progetto di "un'economia di comunione". Un impegno che diventa più che mai attuale e necessario oggi.   C’è una “formula magica” per realizzare questo progetto: mettere i beni in comune e non ci sarà nessun bisognoso. Cominciamo noi che conosciamo il Comandamento nuovo e così potremo offrire al mondo un modello di società senza poveri; vivremo anche noi, nel ventesimo secolo la realtà dei primi cristiani…Le aziende, le piccole industrie che sorgeranno nelle nostre cittadelle dovranno mettere in comune il loro guadagno.    Esso sarà ripartito in tre parti: la prima per far sviluppare l’azienda stessa, la seconda per i poveri della zona, la terza per la cittadella che fa capire a tutti...

Massimo Cacciari: La felicità è di tutti o di nessuno

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Massimo Cacciari Quando potremmo chiamare felice lo stato della nostra ragione?….Nel momento stesso in cui si vede la connessione tra tutti gli enti, è impossibile non ricercare anche l’unità essenziale di ogni individuo con l’altro, la prossimità che tutti li collega. Non solo per utilità, per naturale amore di sé, dobbiamo allora realizzare negli ordinamenti della città terrena l’unità del nostro genere, ma perché ce lo impone la ragione stessa. Il sapiente non può essere felice che perseguendo il bene comune, e cioè il bene dell’altro, poiché così soltanto lo collega a sé, come ha riconosciuto nel proprio pensiero la superiore unità di tutte le cose. Non per qualche buon sentimento, o perché ce lo impone qualche superiore Rivelazione, ma per la necessità intrinseca del ragionamento, dovremmo concludere che essere felici significa essere come dèi gli uni per gli altri, e che volere il male del prossimo, o invidiarlo, o anche far da spettatori alle sue sofferenze senz...