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Visualizzazione dei post con l'etichetta scuola - educazione

Raffaele Arigliani: Ogni alunno deve sentirsi amato senza condizioni

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Raffaele Arigliani Un docente della scuola dell'obbligo mi ha chiesto cosa ne penso del carico di lavoro finalizzato al superamento delle Prove INVALSI. Ho confessato di avere molte perplessità. Educare ha la radice in educere , tirar fuori. Concetto che è opposto al "riempire di nozioni". Molti autori, tra cui Goleman, Brazelton e tanti altri hanno dimostrato come obiettivo dell'educazione sia lo sviluppo dell' intelligenza emotiva, quindi la capacità di essere in contatto e gestire con equilibrio e generosità la propria dimensione emotiva e relazionale. E' un "modo di essere" che si struttura in ragione di relazioni genitoriali e di accudimento da parte di tutti i Caregiver, che dovrebbero essere in grado di valorizzare le risorse individuali e fare sentire ogni persona "speciale", amata senza condizioni. Altri studi sui tipi di intelligenza ne individuano, a seconda degli autori, 6 o 8, evidenziando soprattutto come esercita...

SENZA SANI RAPPORTI LA SCUOLA NON ESISTE

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SENZA SANI RAPPORTI LA SCUOLA NON ESISTE Fondamentale per me la pedagogia della relazione che parte dalla conoscenza e dalla valorizzazione del vissuto altrui per comporre una comunità scolastica. Lavoro in una scuola di base multietnica a Nieuwkuijk in Olanda. Ho posto alla base dei nostri rapporti il sottolineare il positivo che c'è nell'altro. Al momento del dialogo che facciamo una volta alla settimana seduti in cerchio leggevamo i biglietti che gli alunni avevano scritto sugli aspetti positivi dei compagni. E' stato molto bello vedere come  si riusciva a trovare del positivo in tutti. S ono cambiate le relazioni tra loro ed ora si studia molto meglio. C'è più serenità in classe Marianne Bloemendaal da Città Nuova

ANNICK COJEAN: AGLI INSEGNANTI DI TUTTE LE SCUOLE

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Annick Cojean  Un preside di un liceo americano aveva l’abitudine  di inviare questa lettera ai suoi insegnanti all’inizio di ogni anno scolastico:  “Caro Professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruita da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido – quindi - dell’istruzione.  La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri eruditi, degli psicopatici qualificati, degli Eichman istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani.” Annick Cojean  scrittrice

Alessandro D'Avenia: Ascolare gli alunni

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Alessandro D'Avenia Spesso vengo criticato per il mio ottimismo. lascio il pessimismo e il cinismo agli altri... Non sono ottimista nel senso becero di chi non vede i problemi, sono ottimista perché spero. E non di quella malintesa speranza miracolistica "che tutto andrà bene", anche senza il mio impegno. Spero perché so cosa è alla mia portata. Spero perché mi sforzo di accettare ciò che non lo è. Di ciò che è alla mia portata dovrò rendere conto, perché i talenti ricevuti vanno trafficati. E' alla mia portata: preparare una lezione; dedicare qualche minuto ad un alunno in difficoltà fuori dell'orario scolastico; sorridere in classe evitando di far scontare i miei problemi ai ragazzi; correggere i compiti in tempo utile perché le correzioni servano a migliorare il loro lavoro; ... chiudere un occhio e distinguere tra persona e cosa fatta male; scambiare qualche parola con un collega stanco; proporre un percorso interdisciplinare a un altro collega la cui m...

FRANCESCO DE SANCTIS: STUDIATE PERCHE'...

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  Studiate per amore del sapere, mai per i voti. Perché sapere aiuta a essere. E sapere tanto aiuta a essere tanto. Studiate. Perché la cultura rende liberi e niente vale più della libertà. Studiate. Perché siamo le parole che conosciamo, perché il pensiero crea la realtà. Studiate. Perché non conoscerete mai la noia se amerete un libro, un paesaggio, un quadro o la settimana enigmistica. Studiate. Perché studiando capirete le vostre qualità, le vostre inclinazioni, i vostri punti deboli. Studiate la storia, perché il passato illumina il presente. Studiate la geografia perché ogni luogo è anche un fiume, una montagna, un vento. Studiate la matematica perché nella vita spesso i conti non tornano e bisogna trovare soluzioni alternative. Studiate le lingue straniere, perché i viaggi sono le lezioni di vita più belle. Studiate la biologia perché capire come fa a battere il cuore o perché il battito accelera se vi innamorate è meraviglioso. Studiate la filosofia perc...

Lavoriamo per un cambiamento della Scuola

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studenti che studiano in piccoli gruppi   Occorre impegnarci per un cambiamento dell'Istituzione SCUOLA, perché gni alunno è unico per intelligenza e talenti: l'istruzione di massa in vigore da secoli nelle scuole va modificata!

DESIDERIO DI SCUOLA

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  Una scena della fiction di RAI  Un professore Una riflessione dopo aver visto la fiction UN PROFESSORE su RAI 1 In questi giorni mi ritorna forte un desiderio di scuola e sempre più comprendo che la scuola dopo la famiglia è stata, e spero lo sia ancora, l esperienza più autenticamente umana vissuta nell'adolescenza... Ho scoperto in quegli anni la bellezza dell'amicizia, l importanza di incontrare docenti che ti aiutano a capire il mondo e a viverlo, che sanno rapportarsi con adolescenti che non sempre vivono con serenità le trasformazioni in atto nel loro corpo e nella loto mente, ma soprattutto ho sperimentato che l aiuto vicendevole è il bene più grande, e che veramente siamo tutti uguali, pur se ciascuno ha i suoi talenti, chi uno, chi due chi tre. Si è la scuola che ti dà la possibilità di capire che una struttura sociale se deve svolgere bene il suo servizio pubblico è necessario che ci siano delle regole condivise per evitare che essa precipiti nel ...

L'empatia tra le materie scolastiche!

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  Robert Roche Olivar italiano In Danimarca l'empatia si impara a scuola! E' materia obbligatoria di studio, e viene insegnata un'ora alla settimana  nella "Klassens tid", dove gli alunni imparano ad aiutare i compagni e a competere solo con se stessi. L'ora di empatia ha la stessa importanza dell'ora di inglese o matematica, ed è considerata una parte fondamentale  nel curriculum danese. Educare l'empatia sin da bambini, crea adulti più felici, ma soprattutto più rispettosi delle emozioni altrui  e, in genere, delle persone .     Come afferma Roberto Roche Olivar, psicologo spagnolo, essa è la base della "prosocialità", ossia quella capacità umana di creare buoni rapporti con gli altri. Perché non proponiamo in ogni nazione di inserire l'empatia fra le materie scolastiche fondamentali? inglese    In Denmark, empathy is learned in school! It is a compulsory subject and is taught for one hour a week in the "Klassens tid," where p...

Luigino Bruni: I meriti scolastici causano disuguaglianze

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Luigino Bruni Sulla base dei meriti e dei voti scolastici abbiamo costruito tutto un sistema sociale ed economico gerarchico e castale, dove nei primi posti stavano coloro che rispondevano meglio a quei meriti, e negli ultimi quelli che a scuola ottenevano performance peggiori. E così medici, avvocati, professori universitari hanno avuto stipendi e condizioni sociali molto migliori degli operai e dei contadini; e oggi in questa nuova ondata di meritocrazia, i lavoratori che, giorno e notte, mantengono pulite  strade e fogne, ricevono salari centinaia di volte inferiori a quelli dei manager delle imprese  nelle quali lavorano Quel merito scolastico, che sembrava così ovvio e pacifico, in realtà ha determinati privilegi e dignità molto diversi tra di loro che hanno retto e continuano a reggere l'impianto e le disuguaglianze delle nostre società.  Se oggi volessimo spezzare la spirale di ineguaglianze e di esclusione dovremmo dar vita a politiche educative anti-mer...

Mariapia Veladiano: La scuola aiuta tutti i ragazzi a realizzarsi

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Mariapia Veladiano Il tema dell'equità è fondamentale nella scuola. Equità vuol dire riparare la partenza diversa che c'è tra i ragazzi. C'è chi nasce in un contesto culturale splendido, ricco, e chi nasce in un contesto più povero sia culturalmente che socialmente, e la scuola ha il compito di riparare questa differenza per permettere a tutti i ragazzi la possibilità di realizzarsi. Questa è la prima cosa che la scuola deve fare. Bisogna quindi che noi docenti ma anche noi genitori…chiediamo questo alla scuola e non la competitività. I docenti hanno un compito splendido, la scuola è un posto meraviglioso, anche se in questo momento la scuola è in difficoltà perché deve in qualche modo riparare "la fiducia nell'altro" che è venuta meno in tutta la società, non solo nella scuola. Si parte spesso sfiduciati e con l'idea che l'altro non sia degno di fiducia, l'altro docente, l'altro scuola, l'altro istituzione. Il compito del...

La scuola viene spesso recepita dai giovani come un carcere

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Nella stragrande maggioranza dei casi l’origine del disagio nei giovani ha a che fare con due realtà: la famiglia e la scuola…In quanto docente mi interrogo soprattutto sulla scuola…Quell’ambiente che dovrebbe essere per eccellenza il luogo della crescita personale, della socializzazione, della formazione culturale, insomma luogo di scoperte, di curiosità, di entusiasmi, spesso viene percepito come un carcere. Ha scritto Oscar Wilde: “Una scuola dovrebbe essere il posto più bello di ogni città e di ogni villaggio, così bello che la punizione, per i ragazzi indisciplinati, sarebbe di essere privati della scuola l’indomani”. Temo che siamo molto lontani da quell’auspicio…Ciò che emerge dal vissuto di molti ragazzi è che la scuola viene percepita come un posto freddo, lontano, giudicante, punitivo, ma soprattutto impersonale…Si tratta di conoscere bene ogni singolo studente, ascoltarlo prima ancora di parlargli per trasmettergli i contenuti disciplinari, cercando di abbattere il...

DOMENICO PISANO: La scuola e la primavera

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  Domenico Pisano       La cultura è pathos, entusiasmo, partecipazione; l’istituzione scolastica la sua teca. Attorno un flusso di idee, esperienze, sensazioni, scoperte, proposte, discussioni; all’interno il rispetto verso l’altro, la parola onesta, l’identità. Ed ecco, invece, il Covid 19, che ha balbettato con pseudolinguaggi. La DAD e la DDI, signorine zitelle ed acide: sigle anonime, acronimi freddi, sillabe impersonali. Un fiato pesante, il loro; un respiro gelido. La lezione online separa docenti e discenti, allontana orizzonti comuni, spegne entusiasmi e sguardi. Elogiato e osannato da anni, si presenta sfacciato il “rapporto informatico”, che ha schernito quello umano, per una modernità dalle “magnifiche sorti e progressive”. Anacronistico è scrivere una lettera, concreto una e-mail. Il Covid 19 ha inasprito un malessere e svelato un virus etico, da tempo silenziosamente nascosto e diffuso. La scuola ne ha risentito più delle altre istituzioni. La scuola fa...

Alessandro D'Avenia: La Didattica a Distanza un falso problema

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  Alessandro D'Avenia Dobbiamo smetterla di ridurre la scuola al medium che usiamo. La scuola è la relazione discepolo-maestro. Una relazione circolare che ha come obiettivo la crescita sia dell’uno che dell’altro. Se questo non accade, la relazione semplicemente non c’è, sia in presenza sia a distanza. La scuola è aperta solo dove questa relazione è viva. Abbiamo bisogno di una scuola che torni a dare centralità alla relazione, e invece la scuola di oggi, tra burocrazia e supplentite, è l’esatto contrario. La Didattica a Distanza (DAD) in molti casi è solo il necrologio di un paziente moribondo, in molti altri è un’occasione di crescita straordinaria. Tutto dipende dalla relazione che avevamo prima con i ragazzi.  Alessandro d'Avenia da il Sole 24 0re - 26 novembre 2020

FULVIO SCAPARRO Il valore della gentilezza a scuola

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Fulvio Scaparro Alcuni ricercatori dell'University of California sostengono che i bambini al di sotto dei dieci anni ai quali è stata chiesta di compiere tre atti di gentilezza per quattro settimane nei confronti dei compagni di classe, acquistano popolarità tra i coetanei e appaiono più contenti. Stando ai risultati, la gentilezza paga e, aggiungono i ricercatori, si tratta di un comportamento che consente di ottenere risultati simili anche da adulti. Per di più, rinforzare le relazioni sociali tra bambini servirebbe a combattere il diffondersi del bullismo. Su questo punto occorre chiarire che gli studiosi non ritengono sufficiente essere gentili per bloccare un bullo che per definizione è impermeabile alle buone maniere dei coetanei ed è incline a ritenere la cortesia un segno di debolezza. Quello che appare chiaro dalla ricerca è che il clima collaborativo che si instaura nella classe taglia l'erba sotto i piedi del bullo o addirittura potrebbe contagiarlo positivam...

Docenti senza frontiere: la scuola rispetti i diritti dei bambini!

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Docenti senza frontiere

Massimo Recalcati: Una Scuola chiusa è evidente che non è una Scuola

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Massimo Recalcati Una Scuola chiusa è evidente che non è una Scuola. La Scuola dovrebbe sempre portare con sé la cifra dell'apertura come sua cifra fondamentale. Ci stiamo forse illudendo che la tecnologia possa garantire una didattica efficace rispetto alla vita reale della Scuola? Se pensiamo che la Scuola non sia solo trasmissione arida del sapere, ma trasmissione di cultura della cittadinanza, di pensiero critico, di desiderio di sapere, la definizione di DIDATTICA A DISTANZA non può che apparire come una drastica contraddizione in termini o, come nel caso dei bambini, una pura astrazione. IL rischio che percepisco è quello di un adattamento passivo a una situazione che contraddice   l'essenza della vita stessa della Scuola. Non esiste trasmissione didattica del sapere se non attraverso una relazione umana. La vita della scuola non si esaurisce solo nell'apprendimento, poiché l'apprendimento accade sempre e soltanto entro una rete di relazioni e di i...

Ilaria Cerioli: Nella scuola vale l'impegno

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Ilaria Cerioli La scrittice Ilaria Cerioli, docente in una scuola superiore di Ravenna, apprezza gli sforzi affrontati in questi giorni di pandemia attraverso la didattica on line a distanza, promettendo un voto alto  a tutti, «per il coraggio dimostrato, perché nonostante la connessione che non funziona, le famiglie disagiate con cui vivono, la paura dell’ignoto, lo stato di confusione a cui sono stati costretti da un giorno all’altro, la mancanza di spazio, di sport, di amici e la loro vita interrotta, sono tutti presenti ogni mattina. E se tardo due minuti sono loro a richiamarmi all’ordine. Non metterò neppure una insufficienza perché nel compito di realtà hanno riportato tutti il massimo» dal Blog Ravennaedintorni.it

La solidarietà come materia scolastica

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Proporre la solidarietà come materia scolastica, e precisamente un periodo formativo ed operativo al quarto anno delle scuole superiori, quando gli alunni hanno 17-18 anni, un età matura in cui i giovani sono in grado di lavorare fattivamente alla realizzazione di un progetto per il Sud del mondo. Abbiamo sperimentato il progetto in 5 scuole toscane ed abbiamo constatato che  lavorando sulla solidarietà, per un anno intero,  si formano cittadini diversi. Gli studenti di Prato sono stati a Fontem in Africa, gli studenti di Firenze in India e in Calabria, quelli di Lucca  in Brasile,  Claudio Vanni da Claudio vanni,  Progetto Unicoop "Un cuore si scioglie" Tip. Città Nuova 2007

Educazione: la punizione ?

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Molti genitori e molti insegnanti sono convinti che  bisogna punire quando i figli o gli alunni sbagliano affinché capiscano che non devono più farlo. Questa convinzione  molto usata nei secoli passati si è radicata nella mente degli adulti e si fa fatica a mandarla via. Oggi invece molti studi sono stati fatti sulla mente del bambino e del ragazzo per cui abbiamo elementi nuovi per valutare le conseguenze della punizione nel processo educativo. Da molte esperienze  di genitori e insegnanti possiamo affermare che  ormai c'è una consapevolezza diffusa che la punizione genera nel punito sentimenti di odio, vendetta, sfida, colpa, senzazione di valere poco e autocommiserazione. Tuttavia provenendo noi adulti da un sistema educativo dove la punizione era il toccasana, facciamo un po' di fatica  ad abbandonarla, in quanto ci sembra che non punendo perdiamo quell'autorità necessaria a casa o a scuola A riguardo il prof. Haim Ginott,  di fronte al...

Maria Montessori: La libertà del bambino

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Bambini in libertà  disegnano all'aperto La libertà del bambino deve avere come limite l’interesse collettivo: come forma ciò che noi chiamiamo educazione delle maniere e degli atti. Dobbiamo quindi impedire al fanciullo tutto quanto può offendere o nuocere agli altri, o quanto ha significato di atto indecoroso e sgarbato. Ma tutto il resto, ogni manifestazione avente uno scopo utile, qualunque essa sia e sotto qualsiasi forma esplicata, deve essergli non solo permessa, ma deve venire osservata dal maestro…Stimolare la vita, lasciandola però libera di svolgersi, ecco il compito primitivo dell’educatore. E in tale compito delicato una grande arte deve suggerire il momento, e limitare l’intervento, affinché non perturbi e non devii, anziché aiutare l’anima che nasce alla vita e che vivrà di forze proprie.   Maria Montessori da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna Edizioni Laterna 1986, p. XXIII