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Pier Giorgio Colonnetti, un amico

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Pier Giorgio Colonnetti Ci ha lasciati da pochi giorni l'amico Pier Giorgio Colonnetti. Riportiamo il ricordo di Raffaella Bellucci Sessa che ha vissuto con lui una profonda esperienza di dialogo. Ho conosciuto Pier Giorgio circa 25 anni fa, quando fui chiamata dalla sorella maggiore Elena ad occuparmi della Fondazione, con sede a Torino, che i loro Genitori avevano voluto in ricordo del fratellino Alberto. Da subito con la famiglia Colonnetti si stabilì un rapporto cordiale, aperto, al di fuori delle convenzioni. Pier Giorgio non veniva spesso a Torino, ma nei brevi incontri si parlava di tutto. Sapevo che apparteneva al Movimento dei Focolari, ma avevo nei confronti di questo pregiudizi antichi, retaggio di esperienze di confine fatte negli anni Settanta nella cosiddetta “chiesa del dissenso”, che mi avevano definitivamente allontanata dalla fede. Durante uno dei nostri incontri trovò una breccia, e mi propose di conoscere una coppia del Movimento, i Cataldi, che stava...

Quel torneo di ping pong

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  Ho conosciuto a Baiano   un signore schivo, di poche parole; nell'interessarmi al suo mondo mi comunica che gli piacerebbe partecipare a  qualche torneo di ping pong (sport che io non frequento). Nasce un bel dialogo e riteniamo possibile la cosa, magari fra una dozzina di amici. Poi maturano combinazioni favorevoli nel conoscere i Giovani del Forum della città (che disegnano anche il banner) quelli di Radio Baiano, Circolo Anziani e  i ragazzi delle Medie...Decidiamo di rischiare con iscrizione gratis. E gratis troviamo tavoli e racchette, palestra della Scuola Elementare, Prof di Educazione Fisica incoraggianti.   Sempre vivacemente occupati - nel sabato pomeriggio - i 6 tavoli disponibili; torte e bevande per tutti, 2 gruppi musicali, accoglienza gradita. Una spontanea e brillante presenza di giovani, ma anche adulti.  Sindaco, Assessori e Consiglieri sudatissimi a sfidare cittadini; bambini...

"Una boa di salvezza per l'Europa" di Julia Kristeva

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Julia Kristeva L’Europa possiede una boa di salvezza nella tempesta che attraversa, ed è la sua cultura. E uno dei punti forti della cultura europea è la nostra concezione dell’identità. Nel mondo globalizzato si parla molto di diversità culturale, ma in realtà ognuno mette avanti la sua identità e attacca quella dell’altro…Tutti prestano culto alla propria identità. Lo spazio europeo è l’unico   ambito al mondo dove l’identità non è un culto, ma una domanda: “Chi sono io, se c’è l’altro? Che cosa posso fare per ascoltarlo?” Queste domande si radicano nelle culture greca, ebraica e cristiana…Ogni idea, ogni valore si costruisce   in un continuo dialogo…Non esiste   altra soluzione, altro modello per il futuro della globalizzazione, se non questa visione dell’identità e dei valori   come ricerca perenne…Sviluppiamo gli incontri, i gemellaggi, il multilinguismo che non è ancora sostenuto abbastanza! Bisognerebbe cominciare con i bambini e creare, fi...

Il Comune: casa di tutti

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Conselice (Ravenna) Riportiamo un brano significativo dell’esperienza di Nerio Cocchi, già Sindaco di Conselice (Ravenna)   “…Questo senso comunitario ha fatto da trama nella pratica di governo del Comune che amministro e si è maggiormente espressa in questi anni, rivelandosi come una chiave per superare i pregiudizi nei rapporti con l’opposizione, con le tante anime della società civile. Quando si sceglie questo percorso comunitario, la pratica del dialogo diventa concreta ed è più facile ascoltarsi: al suo interno si consolida una nuova tolleranza, che scaturisce in un’azione di governo che non si pone contro qualcosa, contro le opposizioni o contro qualcuno in genere. Il senso sta tutto dentro allo sforzo di non sentirsi solo espressione di una maggioranza. Ed è con questo spirito che ho ricercato, al di là dei vecchi steccati ideologici e nel rispetto delle culture, l’incontro con i giovani cattolici…L’ho fatto partendo dal sentirmi un amministratore non so...

Nuovo stile di vita per tutti noi

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Chiara Lubich, a Washington nel 2000, incontra 5000 musulmani “Lo scopo, il fine, il motivo per cui Gesù è venuto al mondo è tutto racchiuso in una frase: Morire per la propria gente . E, notate, Gesù non è morto per la sua gente che era innanzitutto il popolo ebreo e poi l'umanità intera, soltanto in croce. No: Gesù è stato sempre pronto a morire per la sua gente . La sua vita ne è lo specchio più luminoso... avvicinando e sanando storpi, ciechi, paralitici, rifiuto di quella società che vedeva nel dolore una conseguenza del peccato, avvicinando peccatori e peccatrici pubblici, donne di strada e ladri, sfamando gli affamati... Oggi i poveri, i ciechi, i morti, i peccatori... sono altri, hanno magari altri nomi: drogati, emarginati, handicappati, gente con visione parziale della vira, solo terrena, ad esempio, gente che odia, che propugna il delitto contro la vita di ogni età e l'immoralità più assurda; abbiamo i figli soli del divorzio, alienati spesso perché ...

Passare dalle parole ai fatti!

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Don Milani con un gruppo di alunni nella Scuola di Barbiana Nel mondo ci sono milioni di cattolici, milioni di ortodossi, milioni di musulmani, di buddisti, di induisti e, naturalmente, con tutte queste religioni, la realtà del mondo la si vede tutti, anche senza andare troppo lontano: violenza e l’amore non esiste. Tutti parlano d’amore e poi i fatti… Quello che si dice sia come quello che si pratica... Ho presente l’esperienza di un prete, di don Milani. Quello che predicava era come quello che realizzava: all’occorrenza, per aiutare, faceva il muratore, il manovale; per me questo è un esempio di coerenza che non ha pari a livello politico e in generale. Bisogna trovare l’onestà intellettuale e quando si dicono delle cose bisogna realizzarle. Navio Micheloni Da Atti del corso di approfondimento per “amici del dialogo” di convinzioni non religiose, Castelgandolfo, 27 febbraio -1 marzo 2009.

I CONFLITTI SI POSSONO RISOLVERE

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Dove ci sono uomini, ci sono conflitti. Questo ci dice la storia e sembra inevitabile. Invece l’esperienza dimostra che i conflitti si possono risolvere. Io credo che noi abbiamo degli strumenti per cambiare quello che sembra inevitabile nella natura dell’uomo. Possiamo essere mediatori in tanti piccoli conflitti di ogni giorno, nei diversi ambiti dove la nostra vita si sviluppa. Lavoro in una fabbrica di pezzi di ricambio per automobili. Da 7 mesi abbiamo un dipartimento tecnico, uno di controllo di qualità e un altro di produzione. Fra questi due ultimi c’era sempre conflitto, non di violenza fisica ma verbale. Allora ho deciso di fare il mediatore…Ho cercato di essere presente, nella misura del possibile, nelle riunioni dove discutevano i problemi, e di ascoltare l’una e l’altra parte. Cercavo quello che avevano in comune e lo facevo vedere. Mostravo loro che quelle opinioni che sembravano diametralmente opposte, erano in realtà differenze di sfumature nel modo di vedere ...