lunedì 21 novembre 2011

Juliette Bertrand e Marino Moretti nell'isola di Procida

Marino Moretti e Juliette Bertrand

Nell’immediato dopoguerra, Juliette Bertrand, una delle più importanti traduttrici francesi - oltre ai classici Petrarca e Leopardi, troviamo tra le sue traduzioni, Palazzeschi, Moretti, Sciascia, Pratolini, Moravia, Calvino, Baccelli, Alvaro, Silone, De Cespedes - in alternativa ad alcune “sudicerie” cittadine che le riservano le prime amarezze, si rifugia nel 1950, per alcuni mesi dell’anno, a Procida, una piccola isola del golfo di Napoli, scoprendone la primitiva bellezza prima ancora che vi giunga la Morante, che proprio lì troverà ispirazione per il suo fortunato romanzo L’isola di Arturo.

La Bertrand, che risiede a Parigi, elegge l’isola a sua seconda città Affitta infatti nell’isola una casuccia in uno dei posti più belli e suggestivi, Punta Pizzago, in una natura incontaminata, nell’assoluto silenzio e dinanzi al mare, e qui riceve i suoi amici scrittori italiani, ma più di ogni altro invita l’amico di gioventù Marino Moretti conosciuto fin dagli anni venti a Parigi insieme a Palazzeschi e De Pisis.

Ci riuscirà dopo non poche resistenze da parte di Moretti, il quale si avventurerà nella piccola isola scoprendone il fascino mitologico.

L’amicizia tra i due in quella cornice magica riprende vigore e Juliette supera anche l’amarezza che la Francia le riserva, un vero e proprio ostracismo che gli toglierà finanche il lavoro e la possibilità di una vita decorosa. Ma se la Francia la misconosce, l’Italia le consegna nel 1960 il massimo riconoscimento per il contributo dato per la diffusione della cultura italiana all’estero: “l’Ordine al merito della Repubblica Italiana”.

Moretti ritroverà accanto a Juliette la vena poetica abbandonata dopo la fase significativa del crepuscolarismo, e sarà una vena nuova, felice e ricca di ironia. Juliette, sostenuta moralmente da Moretti, anche sull’isola non smette di lottare per i diritti delle classi più umili e per la difesa del territorio, ma sarà costretta per le incombenti difficoltà economiche a dover lasciare la cosuccia sull’isola dove pensava di finire i suoi giorni. Ritornerà stabilmente a Parigi nel 1972 ma sarà “ un addio alla vita”. Morirà infatti nel maggio del 1973 tra le braccie di Caterina Mancusi la giovane procidana idealmente adottata fin dal 1953.

Oggi a testimonianza di questo amore per l’isola dei due intellettuali restano due epistolari folti e ricchi di elementi di grande interesse culturale, conservati a Casa Moretti in Cesenatico, dalla cui lettura Pasquale Lubrano Lavadera ha tratto il volume Procida nel cuore edito dalla casa editrice CLEAN.

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